Il club di Aurora: Furens Lupus Sum e Tiger Indomabilis


Eccoci finalmente al “grande giorno”! Come vi avevamo accennato, oggi il nostro blog prenderà parte alla tappa di marzo del Club di Aurora, un club del libro virtuale dedicato ai romanzi di Aurora Stella.

I protagonisti della recensione di oggi sono Furens Lupus Sum Tiger Indomabilis, due libri di fantascienza che insieme raccontano la storia di una Roma diversa da quella che conosciamo e di una giovane eroina ribelle…

Ma prima di entrare nel vivo del racconto vi ricordiamo di correre a dare un’occhiata anche agli articoli che gli altri blog partecipanti (Narrabilando, Paper Purrr, Les Fleurs Du Mal e Solo 1 altra riga) posteranno a proposito di questa particolare duologia: conoscere il parere di più lettori è sempre interessante, come è interessante vedere da quante angolazioni diverse può essere osservato un libro.

Tornando a noi, dobbiamo parlare innanzitutto dell’ambientazione creata dall’autrice per la sua storia (che può essere considerata a tutti gli effetti un’ucronia); i titoli sono in latino, quindi c’entra Roma: già, ma si tratta di una Roma antica e nuova, proiettata in un futuro distopico in cui la tecnologia è molto progredita e le genti hanno acquisito una concezione diciamo illuminata della vita e della società. Tutto parte da una semplice domanda: cosa sarebbe successo se Roma fosse diventata la dominatrice del mondo intero, se il suo impero non fosse caduto? Aurora ci fornisce una risposta: la solidità del suo governo avrebbe portato un’era di apparente perfezione, di prosperità e di pace. Lontano dai tumulti e dalle crisi di una situazione mutevole, il regno di questa Roma imbattibile avrebbe avuto il tempo di crescere e di far crescere con sé ogni membro della società.

Nella Roma di Aurora Stella, infatti, non esistono guerre. Nella sua Roma l’individuo è importante quanto la collettività, dato che la realizzazione dell’uno è funzionale al benessere dell’altra; e la tecnologia non è custodita gelosamente da un ristretto gruppo di eletti, anzi è utilizzata per scopi importanti come i viaggi esplorativi su Marte. In questa Roma la criminalità è ridotta al minimo e i pochi che commettono reati vengono tempestivamente fermati, allontanati dal resto della società e confinati nella colonia penale di Oceania, dove non possono più nuocere.

La nuova Roma non sembra conoscere il dolore, ma purtroppo c’è anche un’altra cosa che non conosce… ovvero la pluralità. Perché se la perfezione sembra il suo obiettivo primario, il rovescio della medaglia è davvero triste: dove non c’è posto per il contrasto, non c’è nemmeno posto per la diversità.

Così i romani di Aurora probabilmente vivono meglio di quanto farà mai qualsiasi popolo nella realtà, ma a loro non è concesso uscire dal percorso tracciato. Qualunque dissidenza deve subito essere corretta e chi la commette deve essere reindirizzato sulla “retta via”.

Ecco perché la giovane protagonista della storia, una ragazzina buona ma testarda di nome Silyen, è destinata a non avere vita facile in questo mondo così perfetto; essendo ribelle per natura e avvertendo inconsciamente che qualcosa non va nel sistema che regola la società, Silyen si ritrova prima in un collegio di rieducazione  e poi addirittura nella colonia di Oceania, dove si consuma il destino dei peccatori e di coloro che sono stati dimenticati, separati dalla gente per bene.

Questa parte mi ha fatto pensare a certi film o racconti delle vecchie colonie penali, nelle quali i prigionieri venivano confinati perché non si sapeva cosa fare di loro nel mondo normale. Per loro come per Silyen e per i suoi compagni d’avventure si tratta di una prova terribilmente difficile da superare: non solo perché laggiù regna la legge del più forte e chi vuole sopravvivere deve necessariamente sopraffare gli altri, ma anche perché certe situazioni costringono la mente a fare i conti con se stessa. La lontananza dalla civiltà, l’ostilità dei luoghi e di coloro che li abitano e la consapevolezza che la libertà è un sogno remoto possono portare alla follia e distruggere uno spirito debole (che fortunatamente i nostri protagonisti non hanno).

Come se ciò non bastasse, il nemico più terribile non è quello che Silyen vede con i suoi occhi: dietro al mostro chiamato “prigionia” si nasconde un mostro più scaltro e difficile da combattere. In fin dei conti però questi due nemici si assomigliano, perché entrambi minacciano il bene più sacro dell’essere umano, la libertà.

La squallida Oceania lo fa costringendo i suoi abitanti a una vita di lotta e cupi pensieri, mentre quest’altro nemico lo fa in modo più subdolo, scrivendo nell’ombra il futuro dell’umanità. La coraggiosa Silyen, che ha rifiutato il roseo destino di una comune cittadina di Roma per non tradire se stessa, accetterà una cosa simile? E in caso contrario, come potrà vincere su tutti gli avversari che la aspettano?

Sono queste le domande con cui ogni lettore dovrebbe approcciarsi alla duologia distopica di Aurora. Una duologia perfetta per chi vuole perdersi in una grande avventura, ma anche per chi vuole riflettere su cosa è giusto e cosa è sbagliato, su quali sacrifici una società debba subire per essere perfetta, e soprattutto sul destino che spetta a chi sceglie la sicurezza e la prosperità a dispetto della libertà.

Perché sono le decisioni di tanti singoli a creare le decisioni della collettività, e la volontà di un solo uomo (o di una sola ragazzina) conta. Altroché se conta.

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