La scrittura come libertà e liberazione


È in uscita il romanzo giallo Strani suoni: un fantasma a scuola!, pubblicato da Marchetti Editore, frutto di un laboratorio di scrittura creativa da me tenuto nel 2017 all’Istituto Comprensivo “Tongiorgi” di Pisa, dove ho insegnato italiano, storia e geografia. Un fortunato esperimento di scrittura collettiva che ha coinvolto tutti gli allievi del corso, me compreso! Il risultato è un avvincente libro per ragazzi (di tutte le età) scritto da ragazzi. Ecco in anteprima l’introduzione.

Introduzione
La scrittura come libertà e liberazione

Il romanzo che state per leggere è il frutto del primo laboratorio di scrittura creativa da me sperimentato nell’anno scolastico 2016-2017 all’Istituto Comprensivo “L. Strenta Tongiorgi” di Pisa, dove sono stato docente d’italiano, storia e geografia nella scuola media “G. Mazzini”.

Il mio progetto ha subito incontrato l’entusiasmo del dirigente scolastico Lucio Bontempelli e ha potuto contare sulla collaborazione del Tongiorgi con la giovane casa editrice pisana Marchetti Editore, collaborazione che ha già dato esito a una prima felice pubblicazione, Fantasticando con il pedibus. Le storie camminano (2016), un volume
di racconti e poesie scritto dagli alunni delle scuole primarie “Collodi” e “Filzi”.

La copertina del romanzo.

Durante il laboratorio, ho proposto ai ragazzi di età compresa tra i dieci e i dodici anni, ossia che frequentavano le classi dalla quinta elementare alla seconda media, un piccolo esperimento di scrittura collettiva, orientato fin dall’inizio alla pubblicazione di un romanzo. Giallo, perché è subito emerso essere il genere maggiormente frequentato dai piccoli autori, che si sono rivelati innanzitutto dei voracissimi lettori.

Scopo del corso non era certo formare degli scrittori: non credo che s’impari (e quindi che si possa insegnare) a essere scrittori, ma sicuramente si può scoprire di esserlo! Ho cercato di fornire agli studenti gli strumenti necessari non solo a scrivere ma innanzitutto a capire quanta e quale importanza potrebbero avere le parole nella loro vita.

Nei nostri incontri pomeridiani, che si svolgevano con cadenza settimanale alle Mazzini, attraverso un intenso lavoro di gruppo in classe e un minimo carico di lavoro a casa abbiamo via via sviluppato la trama del nostro romanzo, a partire dalla quale ciascuno di noi ha immaginato i diversi episodi che le davano forma, non prima però di avere inventato i personaggi che la animavano, descritti attraverso delle vere e proprie schede biografiche.

A questo proposito va subito chiarito un aspetto. Per quanto riguarda la scelta dei nomi, essi sono fittizi nella maggior parte dei casi ma sono reali nel caso del preside (Bontempelli) e della scuola (Mazzini), perché il testo ritrae fedelmente l’immaginario dei piccoli autori. Mi spiego meglio: alla loro età, oltre alle mura domestiche e all’ambiente cittadino, la scuola è quasi tutto il loro mondo, è il posto dove passano gran parte del loro tempo e che contribuisce in maniera decisiva alla loro crescita. Dunque, siccome la vicenda narrata si svolge principalmente nella loro scuola, sarebbe stato difficile per loro pensare a un altro istituto comprensivo ed è stato inevitabile inserire personaggi reali come il preside o i sette “piccoli detective”. Tutti gli altri personaggi e i relativi nomi, invece, dagli investigatori agli stessi professori di musica fino alla scuola rivale, che in qualche modo sono fuori, altro rispetto al loro mondo-scuola, non hanno riscontro nella realtà ma sono assolutamente frutto della loro fantasia.

Tutti abbiamo steso più brani testuali intorno all’idea generale del romanzo, la quale man mano che scrivevamo assumeva i contorni sempre più definiti del plot, che a un certo punto siamo riusciti a schematizzare alla lavagna e quindi a fissare in maniera abbastanza definita.

La scuola media “Mazzini” dell’Istituto Comprensivo “Tongiorgi” a Pisa.

Per far visualizzare agli allievi del corso la nostra trama ho spesso utilizzato l’immagine dei cerchi concentrici, in cui il cerchio più grande rappresentava la situazione iniziale del romanzo e così via fino ad arrivare al punto centrale che invece rappresentava la risoluzione del mistero. Ognuno poteva decidere se scrivere qualcosa che riguardasse l’esterno oppure un punto più interno di quei cerchi proponendo le sue idee e i suoi brani, che si discutevano, si approvavano oppure si scartavano, sempre di comune accordo. Leggere e commentare insieme quanto scritto di volta in volta ha rappresentato un costante e fondamentale momento di confronto e di arricchimento.

Infine tutti i frammenti testuali elaborati durante il corso sono stati messi insieme, amalgamati da un punto di vista sia stilistico sia contenutistico, fusi in modo da conferire loro una certa coerenza narrativa attraverso un’operazione finale di taglia e cuci resa possibile da un continuo e stimolante brainstorming tra tutti i co-autori del romanzo.

Tutte le parti s’incastravano come pezzi di un puzzle e anzi ci siamo accorti che ogni singolo brano poteva essere a sua volta suddiviso in tante altre piccole parti (una descrizione, una scena, un dialogo o anche solo un dettaglio), da ricollocare poi in diversi punti del romanzo. Mi sono quindi limitato a scrivere alcuni capitoli di raccordo e a integrare gli altri, aggiustandoli da un punto di vista grammaticale, ortografico, lessicale e sintattico ma cercando sempre di rispettarne e perciò conservarne la meravigliosa spontaneità, ingenuità e freschezza. Durante questa fase mi sono sorprendentemente ritrovato a spersonalizzare il mio stile di scrittura, rendendolo tutt’uno con quello della classe.

Un’illustrazione del romanzo.

Soltanto alla fine, leggendo le prime bozze, ci siamo resi conto di avere scritto un testo unitario. Il risultato è che il lettore non sarà più in grado di individuare quelli che erano originariamente i vari “pezzi”, ora così saldamente legati, ma semplicemente si godrà un’unica storia dall’inizio alla fine. Questo, però, non toglie che noi autori, rileggendo il romanzo, saremo sempre in grado di riconoscere ciascuno le proprie invenzioni.

Il corso era stato pensato innanzitutto come un’attività per promuovere lo stare insieme dei ragazzi a scuola e per fare amare loro ancora di più la scrittura e la letteratura in generale, lasciandoli liberi di esprimersi attraverso i loro testi. Perché, come mi piace ripetere agli studenti e non solo, credo fortemente nella scrittura come libertà e
liberazione: libertà di riversare sul foglio bianco tutto ciò che vogliamo e al contempo liberazione come catarsi, come medicina per curare le ferite, i problemi e le paure, che possono risultare più facili da esprimere se celati in storie (quasi) del tutto inventate.

Un’esperienza incredibile, che ha richiesto tanto lavoro e qualche sacrificio ma ha portato a uno straordinario risultato (il volume nuovo di zecca che avete tra le mani), con la soddisfazione dei ragazzi coinvolti e dei loro genitori.

L’idea è quella di proporre di anno in anno un nuovo corso di scrittura creativa per gli alunni delle scuole elementari e medie. Contemporaneamente, con questo romanzo inauguriamo Scritti da noi!, una collana di libri per ragazzi scritti dai ragazzi stessi, che mi auguro avrà lunga vita.

Francesco Feola


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Autore: A.a.V.v.
Titolo: Strani suoni: un fantasma a scuola!
Curatore: Francesco Feola
Fotografie: Francesco Feola
Collana: Scritti da noi!
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 204
ISBN: 978-88-99014-35-3
Prezzo: € 12,50

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