Posso dire la mia sul caso Elena Ferrante?


È inevitabile che ci si scervelli per risalire all’identità di una scrittrice così di successo, anzi così geniale, per restare alla sua tetralogia bestseller L’amica geniale, come Elena Ferrante.

È normale che qualcuno, anzi più di qualcuno, anzi tutti, pure quelli che poi si scagliano contro quelli che a tutti i costi vogliono risalire all’identità della scrittrice, quantomeno s’interroghi. E, gira che ti rigira, è altrettanto normale che qualcuno arrivi a formulare delle ipotesi plausibili.

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Marco Santagata al Pisa Book Festival.

Marco Santagata, professore di Letteratura Italiana all’Università di Pisa, dantista e scrittore, ha ricostruito l’identikit dell’autrice sulla base dei soli elementi testuali contenuti nel secondo capitolo della saga, Storia del nuovo cognome, in cui la protagonista Elena Greco diventa allieva della Scuola Normale Superiore, che Santagata conosce bene da normalista a sua volta. Un reportage apparso su La Lettura, supplemento culturale del Corriere della Sera, il 13 marzo di quest’anno rivelava che secondo Santagata dietro Elena Ferrante si cela Marcella Marmo, napoletana (che la Ferrante sia di Napoli sembra l’unico dato certo), normalista e professoressa di Storia Contemporanea all’Università Federico II. Ma la professoressa ha subito smentito di essere l’autrice geniale.


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Ora il giornalista Claudio Gatti ha pubblicato, lo scorso 2 ottobre sulla Domenica del Sole24ore, l’inchiesta che sembra “smascherare” in maniera definitiva Elena Ferrante: si tratterebbe di Anita Raja, traduttrice partenopea che vive a Roma. E che non ha smentito la notizia, bensì ha creato un account twitter per dare conferma e chiedere di essere lasciata in pace.

Incuriosito, ho cliccato sul tasto follow, messo mi piace ai suoi cinguettii e ritwittato alcuni di essi. Immediata l’ira dei fan, lettori e scrittori, contro il “paparazzo Gatti” per un’inchiesta che ha dato luogo a un acceso dibattito sul giornalismo, ovvero sulla linea sottile tra scoop e gossip. Ad ogni modo, caso risolto? Certo che no! La smentita stavolta è arrivata, sulle colonne di Repubblica, da Sandra Ossola, editrice di e/o che pubblica le opere della Ferrante: l’account twitter è un fake, una messinscena per depistare e confondere ancora di più. E dunque non solo il caso non sarebbe chiuso, ma il mistero su Elena Ferrante continuerebbe a infittirsi.

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Anita Raja e Claudio Gatti.

Io, che seguo la vicenda come spettatore, adesso ripenso a Benedetto Croce, il quale sosteneva che fosse inutile conoscere la biografia di un autore per comprenderne l’opera letteraria. Per poi trovarmi in disaccordo, perché oltre al nome e cognome, sia pure pseudonimo, io vorrei conoscere almeno le notizie essenziali sulla vita di un autore che leggo, spesso per me fondamentali per interpretare quello che scrive. E se io fossi fan di Elena Ferrante, vorrei sapere chi è Elena Ferrante.

Certo che se per ventiquattro anni un’autrice (o un autore?) tiene nascosta con tanta tenacia la propria identità, e al contempo ottiene un successo così vasto, è lecito quantomeno chiedersi il perché di questa scelta. Ed è altrettanto, non dico lecito ma comprensibile, che qualcuno maligni sul fatto che si tratti di «una geniale iniziativa commerciale, dal successo sbalorditivo», come aveva già sostenuto la giornalista Frederika Randall sulla rivista Internazionale del 2 gennaio 2015.

In fondo, anche i supereroi hanno le loro buone ragioni per tenere nascosta la loro identità: come il rampollo don Diego de la Vega, di famiglia troppo rispettabile per essere quel furfante di Zorro; o come il fotoreporter Peter Parker, che perderebbe il posto se non fotografasse sempre in esclusiva Spiderman; o come il multimiliardario Bruce Wayne, che vedrebbe sgretolarsi il suo impero se si sapesse che la notte va a fare a scazzottate con i cattivi di Gotham City nei panni di Batman.

O come … (Anita Raja?), che però non si è ancora capito perché non voglia far sapere che è lei/lui Elena Ferrante, nuova Wonder Woman della letteratura non solo italiana ma internazionale, apprezzata anche oltreoceano, vedi il selfie postato su instagram dall’attore statunitense James Franco con la sua copia di My Brilliant Friend.

Cosa ne penso io? Innanzitutto penso che ci sia un vizio di forma nel modo in cui si sta cercando di risalire all’identità della scrittrice…

→ Continua a leggere sul blog LA BIBLIOTECA DI BABELE per QuiNews

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