Poesie scelte di Francesca Serragnoli


Francesca Serragnoli è nata a Bologna nel 1972, dove si è laureata in Lettere Moderne e in Scienze Religiose (Laurea triennale), nel 1997. Ha lavorato presso il Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna fino al 2007.

Francesca_SerragnoliSuoi testi di poesia sono apparsi nelle antologie I cercatori d’oro, a cura di D. Rondoni (Forlì, La Nuova Agape, 2000); Nuovissima poesia italiana, a cura di M. Cucchi e A. Riccardi (Mondadori, 2004); Mosse per la guerra dei talenti, a cura di Marco Merlin (Fara Editore, 2007); La stella polare, a cura di D. Brullo (Città Nuova, 2008); Jardines secretos, Joven Poesìa Italiana, a cura di E. Coco (Sial, Madrid, 2008); Qui regna amor antologia poesia italiana in cd (Argentina); Mana scrie sunetul a cura di E. Macadan (Eiekon, Romania 2014); Esplendor en las sombras – Tres voces italianas contemporáneas, a cura di E. Tardonato Faliere e M. C. Micetich (Editorial Hdj, Argentina, 2016) e su varie riviste.

Ha pubblicato la raccolta Il fianco dove appoggiare un figlio (Bologna 2003, premio Camaiore Opera prima, nuova edizione Raffaelli Editore 2012) e Il rubino del martedì (Raffaelli Editore, 2010; Premio Alpi Apuane ex equo, Premio Mario Luzi selezione, Premio Laurentum II classificata, selezione Premio Ceppo Pistoia). Inoltre, collabora con il Centro Studi Sara Valesio, e attualmente è perfezionanda presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna.

Io l’ho incontrata per la prima volta a fine maggio 2016, durante un reading di poesia a Pisa, nel chiostro della Chiesa di San Michele degli Scalzi, in occasione di Dante Posticipato, una serie di iniziative per celebrare i 751 anni dalla nascita di Dante Alighieri, organizzato da Marco Santagata.


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Le sue poesie, assieme a quelle di altre grandi voci della poesia italiana quali Alberto BertoniGianni D’Elia, Valerio Magrelli ed Emilio Rentocchini, che pure sono intervenuti e hanno letto i loro testi, mi hanno colpito molto. L’ho subito contattata per complimentarmi e conoscerla meglio, e da allora siamo rimasti in contatto, seppur virtuale (ma ormai si sa che facebook annulla le distanze…). E siccome Francesca ama fare dono delle sue poesie, me ne ha inviate alcune che, dopo aver chiesto il suo consenso, propongo di seguito ai lettori del blog. Sono tutte tratte dalla raccolta Il rubino del martedì.

1

Ci vorrebbe proprio tutto
il tempo di cucire un bottone.
Quel fermarsi
in quel punto della camicia
su e giù con l’ago
e il filo lungo che va in alto e scende.
Quel andare al di là e tornare, basterà?

Il viaggio di una madre
il puntino luminoso della sua mano
che dal cielo scende
e sale un filo che fra le dita
sembra attraversare niente.

Io ti avevo stretto la mano
nella panca della chiesa dei Servi
sentivo che piangevi
non sapevo come ricucire
il fiore sdraiato del tuo respiro
con tutte quelle radici al vento.

2

Questa mattina ho visto i matti
scendere dal pulmino bianco
accompagnati come bambini in gita
una donna con la berretta
un signore con il riporto pettinato
che paura quei visi!
S’illuminano per un niente
presi per mano hanno
lo sguardo dei figli
puntano il dito su tutto
sole d’ottobre che scende
su donne senza trucco
risate acute come spade
li ho salutati come si salutano i bambini
facevano ciao con la mano
mani che vedo dietro di me
salire nel cielo come quaglie
e svanire lasciandomi
la prima amicizia del mondo che è l’aria.

3

Volevo che la tua notte
rimanesse con la mia
che tu sporgessi piano dal lenzuolo
come un’alba che rimane continuamente
il primo gesto
di luce nel mondo.

Avrei raccolto da terra
il sole che ti cade dal viso
da quel sorriso eroso dal vento
che scende a picco sul mare.

Nei tuoi occhi andavano e venivano
le rondini, per posarsi
come quando le palpebre fanno
quel rumore di ali che si aprono.

Volava via invece il tuo profumo
sepolto nei luoghi
che solo il cane
che abbaia al vento conosce.

Così ti penso
una serata blu
che stringe gli occhi fino a sparire
e subito bianca
una luna a cinque dita
che mi tiene il mento
e mi guarda.

4

È sempre poco il tempo
per guardare le stelle
di ora in ora le sento cedere come truppe
stanche intorno ai fuochi.
E’ il tempo del fucile spento
la canna fredda tocca il mento
tengo il brivido, le mani in alto
il viso è un bambino scalzo
gli occhi come fionde tirano un sasso
non si sente il tonfo di niente
non fucilare il mio guardare
dov’è l’identità infinita?
il nome che spacca la vetrata della vita?
Il lago specchia me ondulata
imposte rotte sbattono parole vecchie.
Il cielo non è un bar per gente sola
ordino per te la pioggia
e Gesù fra i rami dell’acqua
come un puscher ci guarda
con la roba che spezza la morte.

Francesca Serragnoli durante il reading a Pisa
Francesca Serragnoli durante il reading a Pisa (sullo sfondo, Emilio Rentocchini)

 

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