Mazzini e noi


Dal 7 gennaio 2016 riapre, dopo quasi due anni, la Domus Mazziniana.

Merito soprattutto, come ha dichiarato soddisfatto il Commissario Straordinario della Domus nonché Direttore della Normale Fabio Beltram, dei volontari degli Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani, che con la loro presenza assicureranno l’accessibilità al pubblico dell’importante istituto storico, e dell’Associazione CorreLaMente, che curerà visite guidate, percorsi didattici e laboratori per scuole elementari, medie e superiori.

Nonostante, dopo un importante restauro, un percorso espositivo fosse già stato inaugurato nel 2011 con l’intervento del Presidente Giorgio Napolitano e grandi festeggiamenti per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, è dal 2013 che, ora per motivi di sicurezza, ora per mancanza di personale, la Domus è chiusa.

La casa dove visse a Pisa i suoi ultimi giorni Giuseppe Mazzini, tra i principali artefici del Risorgimento e quindi della nostra Unità; il quale, tornato in Italia dall’esilio, proprio all’ombra della Torre morì, il 10 marzo 1872. Più esattamente, si tratta del sontuoso palazzo Rosselli Nathan, raso al suolo durante il bombardamento che colpì la città di Pisa il 31 agosto 1943, ricostruito subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, e inaugurato nel 1952 da un altro Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi.

Al rientro dalle vacanze sarà quindi possibile visitare di nuovo la Domus Mazziniana: l’archivio, con un migliaio di lettere autografe, oltre ai documenti di altri protagonisti del Risorgimento; la biblioteca, con circa 40mila volumi su Mazzini, la storia risorgimentale e l’Italia Liberale; e un’emeroteca che conserva tutti i numeri del giornale La Giovine Italia, organo di propaganda dell’omonimo movimento politico fondato a Marsiglia nel 1831 proprio da Giuseppe Mazzini.

E se nel bombardamento andarono distrutti anche i mobili originali, furono invece tratti in salvo e si potranno quindi ammirare, oltre a un busto bronzeo realizzato nel secolo scorso dallo scultore livornese Giulio Guiggi, vari cimeli tra cui gli abiti e la maschera funebre del patriota genovese.


Articolo pubblicato su «Il Fogliaccio», n. 469 (18 dicembre 2015-14 gennaio 2016), p. 5
(vai al numero)

 

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