Roberto Saviano: un intellettuale in Vespa per raccontare Gomorra 1/3


Nel giorno del suo 36° compleanno‬ (Napoli, 22 settembre 1979), riproponiamo una riflessione su Roberto Saviano‬ come figura nuova di ‎intellettuale‬ in Vespa‬ per raccontare ‎Gomorra‬.

Francesco Feola

saviano

Chi non conosce le dinamiche di potere della camorra spesso crede che uccidere un innocente sia un gesto di terribile ingenuità da parte dei clan perché legittima e amplifica il suo esempio, le sue parole. Come una conferma alle sue verità. Errore. Non è mai così. Appena muori in terra di camorra, vieni avvolto da molteplici sospetti, e l’innocenza è un’ipotesi lontana, l’ultima possibile. Sei colpevole sino a prova contraria. La teoria del diritto moderno nella terra dei clan è capovolta.[1]

Così scrive Roberto Saviano quando parla della morte di donPeppino Diana, un prete ucciso dalla camorra il 19 marzo del 1994 perché si era armato dell’arma più potente di cui poteva disporre contro qualsiasi potere criminale: la parola, riversata in uno scritto di denuncia contro i soprusi dei clan intitolato Per amore del mio popolo non tacerò[2]Il solo fatto di essere morto ammazzato…

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