Letteratura: istruzioni per l’uso #2


[… precede]

1.3. Scrittura (ma anche oralità) artistico-creativa: prosa e versi

Aristotele
Aristotele

Abbiamo già detto come un primo evidente tratto distintivo della letteratura sia proprio la scrittura, e questo è anche confermato dall’etimo del termine. A questo punto è doveroso fare una ulteriore distinzione tra quelle che sono scritture di tipo pratico, come può essere la prosa scientifica, ma anche la prosa storiografica o filosofica, e le scritture di tipo artistico-creativo, che hanno cioè un valore artistico, o meglio estetico, e che possono a ragione essere assimilate al concetto aristotelico di ποίησις, poíēsis, dal verbo ποιέω, poieo, che sta per “fare”, termine che in origine indicava «degli oggetti “fatti” con le parole, che attraverso le parole costruiscono mondi o definiscono esperienze, che fingono o imitano aspetti della realtà, senza coincidere immediatamente con essa»[1]. Da qui le scienze poietiche di Aristotele, tra le quali vi erano la poesia e la retorica, e da qui il concetto di poesia di Benedetto Croce.

Ebbene, è evidentemente proprio a questo tipo di scrittura artistico-creativa che appartiene la letteratura, certo non una scrittura di tipo pratico come può essere invece quella scientifica; anche se, c’è da dire, Stefano Brugnolo dimostra bene in un suo saggio come talvolta si possano individuare alcuni tratti di letterarietà anche in certa prosa scientifica, di questa prendendo in esame alcuni illustri esempi[2].

Un altro aspetto esclusivo della letteratura è sicuramente la distinzione tra prosa e versi. E parliamo di versi e non di poesia per un motivo ben preciso. Come abbiamo già detto per Croce la poesia è “intuizione lirica pura”, una forma spirituale che in quanto tale può manifestarsi non solo nelle più diverse tecniche espressive che prescindano dalla scrittura, ma anche, all’interno della scrittura stessa, sotto forma di prosa; e d’altro canto una scrittura in versi potrebbe a sua volta non essere espressione della poesia. Potremmo (o dovremmo?) dunque a rigore parlare di poesia lato sensu, ossia quella crocianamente intesa, e poesia stricto sensu, vale a dire la produzione letteraria in versi. E appunto per evitare equivoci si preferisce qui parlare della distinzione tra prosa e versi. Basti d’altronde ricordare – come scrive Franco Fortini – che «Ancora negli ultimi decenni del Settecento l’insieme delle opere scritte considerate nel loro aspetto estetico, ossia di valore-bellezza, erano preferibilmente chiamate “poesia” oppure opere di “eloquenza”»[3], quindi indipendentemente se in prosa o in versi. Sta di fatto, comunque, che nella nostra tradizione letteraria occidentale il concetto di poesia si è ormai strettamente legato alla presenza del verso.

Giulio Ferroni
Giulio Ferroni

Tuttavia è importante ricordare che alle origini della letteratura, e ancor prima della scrittura, il verso non era una semplice alternativa alla prosa, ma era proprio una diretta conseguenza dell’unico canale di trasmissione che inizialmente si possedeva, quello orale: il ritmo, la musicalità, un certo andamento fonosintattico del verso o del canto facilitavano senz’altro la memorizzazione, in questo modo assicurando la trasmissione orale. Ma leggiamo direttamente quanto scrive Giulio Ferroni:

Nelle loro forme originarie, come mostrano ancora le tradizioni popolari sopravvissute in tempi a noi vicini, il verso e il canto erano determinati direttamente dall’oralità, erano la base essenziale di una comunicazione che prescindeva totalmente dalla scrittura[4].

Possiamo quindi affermare che la letteratura (già difficile da delimitare) comprende non solo opere scritte (in prosa o in versi) ma anche una più o meno consistente produzione orale (questa quasi esclusivamente in versi) che tuttavia, bisogna precisare, ci è comunque giunta attraverso la sua trasposizione scritta, e non sempre in maniera pacifica. L’oralità è stata infatti in un certo senso il primo mezzo attraverso cui si è diffusa e tramandata la letteratura, quindi dovremmo allargarne in questo senso la nozione. Continua a tal proposito Ferroni:

In questo senso più ampio nell’ambito della letteratura vanno comprese non solo le molteplici scritture accumulatesi nella storia, ma anche molte forme di comunicazione orale, che hanno costituito uno strumento vitale di scambio e di espressione in determinati gruppi umani e che hanno avuto una persistenza e uno sviluppo nel tempo (bisogna però avvertire che è molto difficile ricostruire queste forme di letteratura orale, che per lo più possono esserci note solo attraverso testimonianze scritte)[5].

Insomma nell’ambito della letteratura anche l’oralità vuole la sua parte! Fermo resta, tuttavia, che il primo fondamentale e imprescindibile elemento che caratterizza la letteratura, come noi la intendiamo e la conosciamo, è proprio la scrittura; la quale poi può essere articolata in prosa oppure in versi, e questa duplice valenza nell’uso della scrittura è una ulteriore caratterizzazione che ci permettere intuitivamente di distinguere la scrittura letteraria da altri tipi di scrittura.

1.4. Letterarietà e funzione poetica di Jakobson

Roman Jakobson
Roman Jakobson

Ad ogni modo già «La prospettiva di Croce tendeva comunque a sottolineare la specificità e l’autonomia della poesia, a distinguerla nettamente come manifestazione pura e assoluta del linguaggio»[6]. Ebbene, un ulteriore e altrettanto importante discrimine, sul piano formale più che contenutistico, sta nell’uso letterario del linguaggio verbale umano, e nella sua funzione poetica, fondamentale conquista della linguistica che si deve all’opera di Roman Jakobson.

È infatti possibile fare una distinzione tra un uso letterario del linguaggio e uno non letterario attraverso la definizione di peculiarità tecniche oltre che formali, e specifici tratti della comunicazione (orale e soprattutto scritta) che permettono appunto di individuare, tra le altre[7], una funzione poetica del linguaggio, attiva quando l’attenzione del messaggio è incentrata sul messaggio stesso, sul messaggio in quanto tale. È presente cioè una certa complessità formale nell’enunciazione del messaggio, che richiede una “decodificazione” da parte del destinatario (lettore o ascoltatore). In particolar modo, in un testo letterario, questo è denotato dalla presenza di figure retoriche, da un uso ponderato dei vocaboli o comunque da particolari accorgimenti nell’articolazione del discorso che non si rendono necessari in altre situazioni comunicative. Quindi, al di là del significato del testo letterario, con la funzione poetica non ci si limita a comunicare qualcosa, ma lo si fa in un modo particolare, preciso, ben studiato. L’attenzione – più o meno consapevole da parte di chi scrive – alla funzione poetica dimostra anche come non sia possibile considerare un testo letterario come un’opera d’arte fatta principalmente del suo contenuto: in essa materia narrata e forma usata sono inscindibilmente legati in una sorta di sinolo aristotelico.

È a partire da queste considerazioni, comunque, che si è di recente cercato di definire una “scienza della letteratura” (ma con quanta fortuna? e soprattutto come si riconduce a scienza la letteratura?), basandosi proprio sui due fondamentali aspetti della letterarietà e della funzione poetica del linguaggio.

Fig. 1. Le sei funzioni del linguaggio verbale umano individuate da Roman Jakobson.
Fig. 1. Le sei funzioni del linguaggio verbale umano individuate da Roman Jakobson.

[Continua…]


[1] Ferroni, Giulio, Storia della Letteratura Italiana, 4 voll., Milano, Einaudi 1991: vol. I, Introduzione, p. IX.

[2] Cfr. Brugnolo, Stefano, La letterarietà dei discorsi scientifici. Aspetti figurali e narrativi della prosa di Hegel, Tocqueville, Darwin, Marx, Freud, Roma, Bulzoni 2000.

[3] Fortini, Franco, voce Letteratura, in Enciclopedia Einaudi, 16 voll., Torino, Einaudi 1977-1984, vol. VIII (1979), pp. 152-175: p. 154.

[4] Ferroni 1991, p. IX.

[5] Ferroni 1991, p. XI.

[6] Ivi, p. X.

[7] Jakobson riconobbe in tutto sei funzioni nel linguaggio verbale umano; di queste ci interessa qui essenzialmente quella poetica, mentre per le altre cinque, e per il principale oggetto sul quale ciascuna concentra la propria attenzione, si confronti brevemente la tabella riportata alla fine di questo paragrafo (fig. 1).

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Un pensiero su “Letteratura: istruzioni per l’uso #2

  1. leggo ciò che scrivi tutto d’un fiato che sia una poesia un racconto un articolo che hai pubblicato o solo un post che condividi l’unico mio dispiacere è che c’è sempre un punto in fondo a quello che ho appena letto

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