Su la scia di una chimera


Centro_storico_AsceaEnotri, poi Focési, poi Romani;
Lucani, e “Saraceni a la Marina”;
e borgo medieval su la collina
alfin pascesti, tu, d’Yele il domani.

Vestigia antiche d’uomini lontani,
ed un’acqua corteggia cristallina
la bianca tua spiaggia, di rena fina.
Immersa nel Cilento, e lì rimani.

Ai gigli tuoi però matrigna sei,
abbandonando chi in te nasce e spera.
Sol quindi, e lungi io son dai cari miei,

cercando – forse invan! – la mia chimera.
Ed ecco a dir son qui di te, e non vorrei
ancor da terra ti parlar straniera.

(Pisa, febbraio 2013)


Sonetto acrostico dedicato alla mia terra: le prime lettere di ciascun verso vanno a comporne in successione il nome greco ELEA, quello romano VELIA, e infine quello attuale, ASCEA. Al v. 4 è inoltre presente anche il nome pregreco, Yele, mentre nel titolo è indicata la denominazione dialettale, La Scia, che si sovrappone alla forma L’Ascia.

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