Il viaggio del priore


Nicola Matraini, Il priore Maggi, olio su tela, 1797, Museo Nazionale della Certosa di Calci
Nicola Matraini, Il priore Maggi, olio su tela, 1797, Museo Nazionale della Certosa di Calci

La scrittura diaristica ha sempre un fascino tutto particolare, poiché mette il lettore “dentro alle segrete cose” di chi ha vergato, chissà quanto tempo prima, dei fogli magari ingialliti. Se poi si tratta del diario tenuto nel XVIII secolo dal priore della Certosa di Calci, al puro diletto della lettura si uniscono molteplici aspetti di vario interesse.

Daniela Stiaffini, storica pisana, laureata all’Università di Pisa con una tesi in Storia medievale, specializzata in Archeologia medievale sempre a Pisa e successivamente in Paleografia, Archivistica e Diplomatica all’Università di Firenze, ha trascritto e pubblicato per Antiche Porte di Reggio Emilia (casa editrice conosciuta grazie al Pisa Book Festival) il primo dei quindici diari di viaggio – conservati in forma manoscritta presso l’Archivio di Stato di Pisa – del milanese Giuseppe Alfonso Maggi, priore dell’importante monastero certosino in Valgraziosa dal 1764 al 1797.

Il Maggi annota e descrive minuziosamente in un piccolo quaderno tutte le città attraversate e i rispettivi monumenti, gli incontri avuti e le cerimonie religiose cui ha preso parte durante il viaggio intrapreso il 23 marzo 1768, che da Pisa lo ha portato in Francia, a Grenoble, per raggiungere il Capitolo generale dell’Ordine a Saint Pierre de Chartreuse, presso cui era stato invitato.

Facciata principale della Certosa di Calci
Facciata principale della Certosa di Calci

Il motivo principale che ha condotto la Stiaffini a riversare la sua attenzione proprio su questo primo diario del Maggi (che si recherà a Grenoble altre quattro o cinque volte nel corso della sua vita) risiede nel fatto che «è un diario particolarissimo, – come spiega la studiosa – poiché restituisce una sorta di viaggio di istruzione, la prima volta in cui vede e scopre il mondo» varcando da priore le mura del monastero, quindi quasi un viaggio di iniziazione. «In particolare, – continua la Stiaffini – lungo il cammino, ha avuto modo di vedere le più moderne certose di Bologna, di Pavia e soprattutto di Torino. E, tornato a Calci il 16 giugno dello stesso anno, ha avviato grandi lavori di restauro e riordino nella sua certosa, affidati all’architetto pisano Nicola Stassi e iniziati l’anno successivo» (non a caso il priore è stato immortalato da Nicola Matraini in un dipinto che lo ritrae intento a esaminare il progetto per la facciata della Certosa).

Copertina del libro
Copertina del libro

È dunque a Giuseppe Alfonso Maggi, e al viaggio raccontato in questo ameno diario, interessante e leggibile dal grande pubblico anche in ragione di un diffuso gusto per l’aneddoto (vedi il pernottamento in locanda con annesse difficoltà nel dormire a causa di alcune ballerine, oppure i problemi legati al viaggio a dorso di mulo, con la costante paura del Maggi di attraversare i ponti, o ancora il tenere sempre da una parte il vangelo e dall’altra la pistola, «perché – giustifica la Stiaffini – i tempi erano quelli che erano, e bisognava prevenire le scorrerie dei banditi»), che dobbiamo l’odierno aspetto della monumentale Certosa di Calci, con i suoi tratti barocchi, la corte d’onore, la foresteria granducale, gli archivi in noce e finanche il personale frantoio del priore!

Giuseppe Alfonso Maggi, Il viaggio del priore. Pisa-Grenoble 1768, a cura di Daniela Stiaffini, Reggio Emilia, Antiche Porte Editrice 2014


Recensione pubblicata, in forma ridotta, su «Il Fogliaccio», n° 457 (22 maggio 2015-4 giugno 2015), p. 7
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Successivamente pubblicata anche su Pisa24
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