Una Terra matta cilentana: la penicillina (seconda parte)


Una delle quattro pagine manoscritte di Pasquale Tortora
Una delle quattro pagine manoscritte di Pasquale Tortora

Come ho già detto nel precedente numero di questo Giornale [“Cronache Cilentane”, n.d.a.], anni fa ritrovai in uno scatolone, tra quaderni e libri impolverati, uno scritto autobiografico di un mio bisnonno, Pasquale Tortora (1899-1983), che ha vissuto per quasi tutta la vita ad Ascea svolgendo il mestiere di banditore. Una testimonianza che, con riferimento alla straordinaria autobiografia di Vincenzo Rabito, cantoniere siciliano semianalfabeta, ho definito «una succinta Terra matta cilentana».

Dopo aver pubblicato la prima parte di questo breve racconto (in tutto quattro paginette manoscritte), ne riporto qui la seconda e ultima parte. I fatti narrati si svolgono interamente nel 1943, con la Seconda Guerra Mondiale sullo sfondo e un figlio gravemente malato, colpito da un ascesso polmonare – malattia suppurativa, come preciserà lo stesso Pasquale. E il disperato coraggio di un padre che parte all’avventura alla volta di Napoli per procurarsi l’unico farmaco che può salvare (e salverà) il suo secondogenito, la penicillina, che solo due anni prima era stata utilizzata contro le infezioni batteriche e che proprio nel 1943 l’industria farmaceutica americana aveva cominciato a produrre su scala industriale.

Un medico condotto agli inizi del Novecento
Un medico condotto agli inizi del Novecento

Nel racconto compaiono anche due personaggi illustri di Ascea: Antonio Correale, farmacista, sindaco e – con l’avvento del Fascismo – podestà del comune cilentano, e (sebbene non espressamente nominato) Francesco Battagliese, medico condotto di Ascea dal 1927.

Anche stavolta trascrivo il testo più fedelmente possibile all’originale veste linguistica, sgrammaticata e mista al dialetto asceoto, affinché possa essere restituita al lettore la freschezza di una narrazione coinvolgente e abilmente strutturata, che apre una finestra sulla Storia attraverso la storia personale e familiare di un uomo, potremmo dire un “umile” di manzoniano respiro.

Io pure contro mia volonta mi sposai. ed ebe la 1° Figlia Coserfa ebe laseconda e morì la terza morì la quarta morì il quindo naquè il grande uomo Aniello che era meglio e fossenato un serpente che pure sarei stato più contendo che non parlo dime che sono unuomo intollerabile ma parlo di Lamadre che lo portò nove mese nella ventre e gia sono 4 anni che non e vista lamadre

chè nel 1943. questo mio Figlio giadetto ebe una malattia dice unaccesso polmonare che il medico gia mediceva ché non cera scampo di poterlo salvare che imotivo della guerra a tutti i Farmacie non cerano i medicinale duvuti specie poi in quella malattia gia detta dopo circa trenta giorni che lo tenavammo inattesa della morte una mattino il medico medissi Pasquà io non ho più che potergli ordinare ci fosse soltanto di provare la Pennicillina io lerispose dovera questa Pennicillina lui merisposi che la tenevano Lamericane per conto lore e che sipoteva capitare soltando al mercato nere malui ne anche me la arantiva sapeva soltando che era efficace a tutte lemalattie sorporativi e lui non era a canoscenza come si adoperava io glidissi che volevo fare antare Andonio Pica mio cognato per antare avedere Anapoli se poteva capitarli lui dice il medico mi uardo e poi mi disse che non era possibile perché la era una cosa difficili e pericolosa per poterli capitare; questo ne fù parlato dentro la Farmacia di Andonio Correali e dato che il figlio di Correale Gennarino era morto con la stessa malattia al Padre Andonio Correali gli scappavano i lagrimi agliochi e mi diceva Caro Pasquale in chissi mari ciò passato pure io perciò ti deve rassegnari poi domani debo andari Anapoli se la trovo tilaporto, dunque il Signor Correali stette tre giorni Anapoli e quando ritornò mi disse che niera parlato con inipoti e conisuoi collechi e glierano detto che se giravano tutto Napoli lui non la mai trovava la Pennecillina allora io mi dovevo rassegnari, ma io non fece altro che lasera con un mezo difortuna partii per Napoli e giunse a Napoli alle 23 e 30 lanotte e stette 3 giorni a Napoli la non ci sono punti di Napoli che non ci sono mie lagrimi ché nonso come non antai sotta ha qualche mezo, il quarto giorno capitai quella maledetta Pinnicillina e lapagai 8000 lire il fiale poi dovetti antari dal Professore Scola per farmi dari istruzioni come si adoperava che poi la prima pinnicillina non poteva stare più di quattro ori fuore iaccio.

* Da questo manoscritto di Pasquale Tortora, e in particolar modo da questa seconda parte, ho tratto un racconto intitolato La pinnicillina, già premiato lo scorso anno al 3° Concorso Letterario ‘Il Pensiero Libero’.

[Precede…]


Articolo pubblicato su «Cronache Cilentane», Anno XXXII, N. 1/2015 (Gennaio 2015), p. 14

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4 pensieri su “Una Terra matta cilentana: la penicillina (seconda parte)

  1. Caro Francesco abbiamo letto la seconda parte del racconto ma ci sembra che manca la conclusione ciao bello facci sapere se continua ciao da Mamma e Papà a presto un bacio grande

  2. Francesco caro ho letto ancora una volta stamattina il tuo racconto su nonno pasquale che trovo molto ben raccontato fedelmente anche nel modo che lo hai riportato fedelmente nello scrivere. Mi è piaciuto molto davvero ciao complimenti devi scrivere un bel libro ciao

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