L’età digitale


L'età digitaleL’alfabetizzazione informatica come strumento per imparare fin da giovanissimi ad avere un rapporto diverso con la tecnologia. E crescere più consapevoli.

Giocare ai videogiochi, guardare film o video su YouTube, mandare e ricevere email, fare ricerche con Wikipedia, ascoltare musica, comprare cose su eBay o Amazon, scrivere in Word, fare videochiamate su Skype e FaceTime, creare presentazioni con PowerPoint, andare su Facebook, guardare la tv in streaming, fare tabelle con Excell, accedere al sito della scuola e al registro elettronico. Queste le risposte dei bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie pisane alla domanda di Stefano, mentor del Pisa CoderDojo, «come usate il computer?»

Ma prima di andare avanti, cos’è CoderDojo? Si tratta di un movimento globale basato sul volontariato, con sede principale a Dublino, che ha l’obiettivo di insegnare ai bambini a programmare per colmare il peak code (dal 2013 la richiesta di programmatori supera il numero effettivamente disponibile di tale figura professionale). A muovere questa macchina ci sono esperti di programmazione, i mentors, che si costituiscono in club e creano in tutto il mondo sempre nuove sedi, i dojo, coinvolgendo bambini e ragazzi tra i 10 e i 17 anni, i ninja, e i loro genitori in un paio di incontri mensili di due ore ciascuno.

Un momento del Pisa CoderDojo alla Biblioteca SMS
Un momento del Pisa CoderDojo alla Biblioteca SMS

In Italia il primo CoderDojo è stato a Firenze. E proprio in questi giorni è approdato anche a Pisa. Il merito è di Davide, Luca e Stefano, iscritti al corso di laurea magistrale in Informatica e Networking presso l’Università di Pisa e la Scuola Superiore Sant’Anna, cui si è aggiunto Vittorio, anche lui studente di Informatica a Pisa. La sede scelta per Pisa CoderDojo è la Biblioteca SMS, e il primo laboratorio interattivo si è tenuto lo scorso 19 marzo. «CoderDojo nasce sì per colmare il peak code» spiega Stefano, leader del gruppo, «ma quello che ci anima è anche e soprattutto sensibilizzare i bambini, e insieme i loro genitori, a un uso più consapevole del computer e di internet, anche se poi nessuno di loro diventerà un programmatore!»

Un uso più consapevole. Già, perché come si legge sul sito ufficiale dell’Istat «le nuove tecnologie sono il terreno rispetto al quale cambia più velocemente il comportamento di bambini e ragazzi», con un rapido crescendo nell’uso del cellulare, del computer e di internet, tecnologie che tuttavia questa fascia di utenti subisce in maniera sempre più passiva, incorrendo quindi più facilmente in usi sbagliati con effetti talvolta pericolosi.

I dati, qualora ce ne fosse bisogno, parlano chiaro: stando alle più recenti rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica «cresce l’uso del cellulare, che quasi raddoppia tra gli 11-17enni (dal 55,6% del 2000 al 92,7% del 2011), e si trasforma in strumento multimediale: diminuisce dal 20,3% al 3,9% la percentuale di 11-17enni che usano il cellulare solo per telefonare». E i numeri relativi all’uso di internet sono ancor più eloquenti: «per la classe di età 6-17 anni si passa dal 34,3% nel 2001 al 64,3% nel 2011; per gli 11-17enni si passa addirittura dal 47,0% al 82,7%».

Da alcune domande che abbiamo rivolto nelle scuole elementari e medie di Pisa è emerso che gli insegnanti sono più che sensibili al problema dell’uso sbagliato che i loro alunni possono fare del computer e di internet. E, almeno a scuola, cercano per quanto possibile di trasmetterne loro un uso sano, costruttivo e innanzitutto educativo.

«Quasi tutti i bambini delle mie classi dimostrano di avere una certa dimestichezza col computer», conferma Roberto, maestro di matematica alla scuola elementare F. Baracca, fornita, come un po’ tutte le scuole del territorio pisano, di un laboratorio d’informatica con lavagna interattiva e, ovviamente, collegamento internet. Ci spiega che, piuttosto che riservare ore specifiche all’insegnamento dell’informatica, «a livello ministeriale si è pensato di introdurre nelle scuole primarie il concetto di “tecnologia e informatica”, che è piuttosto una competenza trasversale anziché una materia in pagella». E tale competenza, prosegue Roberto, «è acquisita dai bambini facendo fare loro cose diverse al servizio di tutte le materie: così imparano a usare Word nell’ora di italiano e fare ricerche su internet di storia dell’arte o di geografia durante le rispettive ore di lezione». In questo modo, fa capire il maestro, le conoscenze informatiche non restano teoriche ma sono subito applicate ai diversi campi di apprendimento.

Dei risvolti negativi nel rapporto degli alunni con internet ci parla invece Lucia, vicepreside dell’Istituto Comprensivo R. Fucini, che non sa dirmi che uso facciano del computer i bambini delle elementari al di fuori della scuola (di quelli delle medie è superfluo domandare), «ma di certo in quarta e quinta hanno già i loro tablet e i loro cellulari».

Accanto a un esempio di uso virtuoso della rete fatto a scuola in occasione dell’eclissi solare del 20 marzo («i bambini non avevano gli occhialini adatti per poterla guardare, così siamo andati su internet e l’abbiamo vista in tempo reale»), la vicepreside pone l’accento sul fatto che il vero problema – tralasciando qui la violenza o i contenuti esplicitamente sessuali di cui è piena la rete – è l’utilizzo spropositato che soprattutto i ragazzi delle scuole medie fanno dei social network. «Molti genitori chiedono a noi insegnanti di tutelare i propri figli che sono violentemente insultati su Facebook, ma noi spesso ci troviamo impreparati nel prevenire un simile fenomeno». Veri e propri atti di bullismo virtuale, o cyberbullismo, che colpiscono duramente i ragazzi più fragili, talvolta portati a commettere gesti estremi (Pisa ancora piange la sua Martina).

Polizia delle Comunicazioni (Polizia Postale)
Polizia Postale e delle Comunicazioni

Tuttavia, appunto per sensibilizzare i giovani su queste problematiche, alla scuola Fucini si organizzano già da diversi anni per le classi delle medie incontri con la Polizia Postale incentrati sui rischi legati all’uso della rete e in particolare dei social network. «Si tratta di incontri davvero molto interessanti», assicura Lucia, «anche per noi insegnanti, che siamo comunque utenti quotidianamente alle prese con i pericoli che si annidano nella rete». E a tal proposito afferma: «credo fermamente nella consapevolezza che i ragazzi devono avere nei confronti di internet e della tecnologia in generale. Mentre noi adulti abbiamo imparato o stiamo imparando gradualmente a conoscere il computer e le sue potenzialità, vincendo un atteggiamento talvolta ancora restio nei confronti di queste nuove frontiere, i bambini sono nati direttamente in un mondo dominato dal computer, qualcosa che però ancora non capiscono appieno».

È esattamente questo il punto: proprio perché circondati fin dalla nascita da computer, cellulari e internet, i bambini danno per scontati simili ritrovati tecnologici, dei quali finiscono per fare un uso diciamo pure superficiale. E, peggio ancora, un uso spesso controproducente sotto molti riguardi, dalla crescita mentale e psicologica ai rapporti sociali, dall’attenzione alla conseguente capacità di apprendimento – senza considerare i seri danni arrecati alla salute di ciascuno di noi, e a maggior ragione dei più piccoli e perciò più vulnerabili, dall’uso smodato di tutti i tipi di comunicazione wireless, come sempre più studi dimostrano.

Per invertire questa tendenza si rende necessaria una vera e propria alfabetizzazione informatica che faccia apprezzare pienamente ai bambini e ai ragazzi gli infiniti vantaggi e le possibilità che il computer e la rete offrono, prodigi impensabili solo pochi anni fa.

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Un momento del Pisa CoderDojo alla Biblioteca SMS

Occorre pertanto che svolgano un ruolo sempre più importante la famiglia innanzitutto, stando ben attenta all’uso che fanno i loro figli di internet e limitandolo attraverso appositi blocchi per i minori; la scuola, con iniziative altrettanto lodevoli come gli incontri con la Polizia Postale portati avanti alla scuola Fucini, da estendere a tutto il territorio nazionale; e sono senz’altro una risorsa da sostenere per tale scopo progetti ambiziosi come quello di Pisa CoderDojo, volto a proporre ai giovanissimi un uso attivo e creativo del computer: Stefano ha infatti spiegato ai bambini del suo dojo che grazie a un linguaggio di programmazione «non vi limiterete più a giocare ai videogiochi, ma sarete voi a creare videogiochi, animazioni, storie, musiche e personaggi».

Infine, anche il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) potrebbe sicuramente fare di meglio, stando all’amara considerazione della vicepreside Lucia, che così conclude: «certo il Ministero appoggia le nuove tecnologie, anche attraverso mirate direttive cui siamo chiamati ad adeguarci, ma non ci dà i fondi necessari a sostenerle: per fare un solo esempio, siamo tenuti ad avere e garantire agli alunni la rete internet, salvo poi doverla pagare noi con i fondi della scuola. Questo lo scriva!» Detto scritto.


Articolo pubblicato su «Il Fogliaccio», n. 453 (27 marzo 2015-9 aprile 2015), pp. 1 e 20
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