Vicente Feola: un campione del mondo cilentano


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Vicente Feola con la Coppa Rimet

Forse non tutti sanno che la prima delle cinque stelline che la nazionale di calcio brasiliana ha cucite sulla maglietta, corrispondenti ad altrettanti campionati del mondo vinti dalla Seleção, è legata a doppio filo a un allenatore cilentano: Vicente Feola.

Di origini cilentane, più esattamente, erano i genitori, un artigiano e una contadina di Castellabate che, come tantissimi altri conterranei, all’inizio del Novecento emigrarono in Brasile in cerca di fortuna. E qui, a San Paolo, nel 1909 nacque Vicente Italo Feola; che, seppur di nazionalità brasiliana, portò sempre con sé l’eredità di un cognome indissolubilmente legato alla Campania, e in particolare al nostro Cilento (piccolo motivo di vanto per chi scrive, cilentano di Ascea con lo stesso cognome).

Vicente iniziò giovanissimo la sua carriera di calciatore nel ruolo di attaccante, militando in alcune squadre dello Stato di San Paolo. Ma non sappiamo poi molto del Feola giocatore, ben presto soprannominato o gordo per via della sua stazza, diciamo così, importante.

Un uomo sempre sorridente e di buon cuore, così lo descrivono i suoi contemporanei, nel 1937, all’età di circa ventotto anni, aveva già appeso le scarpette al chiodo per iniziare la sua carriera di allenatore, quella che lo avrebbe invece consacrato per sempre. Sulla panchina del San Paolo, squadra di club che allenò a più riprese, vinse due campionati paulisti, nel 1948 e nel 1949. Ma Feola sarebbe passato alla storia come l’allenatore della nazionale brasiliana, che lo ingaggiò nel febbraio del 1958.

In vista dei mondiali che si sarebbero disputati quello stesso anno, Feola volle fortemente nella sua formazione il diciassettenne Edson Arantes do Nascimento, che sarebbe stato soprannominato O Rey per le sue straordinarie imprese sportive. Stiamo parlando di uno dei calciatori più forti di tutti i tempi: Pelé.

Feola durante un allenamento in Svezia
Feola durante un allenamento in Svezia

L’8 giugno 1958 ebbero ufficialmente inizio i mondiali di calcio, che quell’anno si giocavano in Svezia. Fu peraltro l’unica volta in cui la nazionale italiana, guidata da Alfredo Foni, non partecipò ai mondiali, sconfitta nella partita decisiva per la qualificazione dall’Irlanda del Nord. Chissà cosa avrebbe provato mister Feola nel giocarsi una finale proprio contro l’Italia, lui che di secondo nome si chiamava Italo!

Ma dopo aver sconfitto la Francia in semifinale, in finale i brasiliani incontrarono – manco a dirlo – la nazionale ospitante, la Svezia, che invece aveva sconfitto nell’altra semifinale la Germania Ovest.

La partita valida per il titolo si giocò il 29 giugno 1958 al Rasunda Stadium di Solna, città nella contea di Stoccolma. Feola schierò il suo Brasile con un modulo a dir poco innovativo, un 4-2-4 difficilmente proponibile nel calcio odierno e che si traduceva in un “tutti all’attacco”.

La tensione alla vigilia era altissima. Ancora viva tra i tifosi era la surreale tragedia del Maracanaço di otto anni prima nei mondiali giocati in Brasile, dove i padroni di casa giunsero in finale contro l’Uruguay e, contro ogni pronostico, persero per 2 a 1 allo stadio Maracanã di Rio de Janeiro: al fischio finale, mentre la Celeste festeggiava il suo secondo titolo mondiale, almeno una decina di sostenitori brasiliani morì d’infarto all’interno dello stadio, mentre due si suicidarono gettandosi dagli spalti (in tutto il Brasile si registrarono 56 infarti e 34 suicidi).

Otto anni dopo, però, i verdeoro (colori che il Brasile adottò proprio in seguito al Maracanaço, a voler esorcizzare quel triste episodio; fino allora, infatti, la divisa della Seleção era stata interamente bianca con il colletto blu) di Vicente Italo Feola ebbero (fortunatamente) ragione della nazionale svedese: al triplice fischio il risultato fu di 5 a 2, cui contribuì una doppietta di Pelé, tuttora il più giovane calciatore ad aver mai segnato in una finale dei mondiali. Il Brasile, grazie alle coraggiose scelte del suo tecnico, alzò al cielo per la prima volta la Coppa Jules Rimet. Inoltre, fu la prima e unica volta che una nazionale di calcio non europea vinse un mondiale disputato in Europa.

In seguito Vicente Feola, l’uomo dei record, allenò nuovamente il San Paolo, e il Brasile in più occasioni, ma la sua esperienza come allenatore della Seleção ai mondiali del 1966 in Inghilterra fu un flop, eliminati al primo turno dal Portogallo e dall’Ungheria.

E tuttavia quella Coppa Rimet che mister Feola aveva sollevato sornione davanti ai fotografi lo aveva già fatto entrare a pieno merito nella storia del calcio mondiale. Un merito cui avrà senz’altro contribuito la terra di origine dei suoi genitori, e quindi anche un po’ sua, Castellabate e il Cilento, che gli ha dato non solo un cognome e i tratti somatici tipicamente nostri, ma anche la caparbia determinazione di un popolo che, ieri come oggi, ha nel sangue un’atavica voglia di riscatto!


Articolo pubblicato anche su «Cronache Cilentane», Anno XXXI, N. 10/2014 (Ottobre 2014), p. 10

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