Lev Tolstoj: appunti


Tolstoj e Dostoevskij non si sono mai conosciuti personalmente, ma si seguivano a distanza, ognuno riconoscendo la genialità dell’altro.

Nel giorno in cui ricorre l’anniversario della nascita di Lev Tolsoj (9 settembre 1828), rispolvero e pubblico alcuni miei appunti da studente universitario sul grande maestro della letteratura russa.

Lev Tolstoj nell'unica foto a colori che lo ritrae
Lev Tolstoj nell’unica foto a colori che lo ritrae

Lev Nikolaevič Tolstoj e Fëdor Michailovič Dostoevskij: due giganti incontrastati della letteratura russa (e non solo russa) di tutti i tempi nell’immaginario di ogni lettore.

Dostoevskij nasce nel 1821, Tolstoj nel 1828, e sette anni di differenza sono tanti per una letteratura come quella russa che si evolve rapidamente, una letteratura “superconduttore”, come è stata definita. Dostoevskij tuttavia sconterà una pena detentiva in Siberia, cinque anni di lavori forzati e cinque anni di esilio, quindi in un certo senso il suo sviluppo d’intellettuale si blocca, dando tempo a Tolstoj di recuperare fino a diventare, potremmo dire, intellettualmente coetaneo!

I due non si sono mai conosciuti personalmente, ma si seguivano a distanza, ognuno riconoscendo la genialità dell’altro. A differenza di Dostoevskij, che non si sentirà mai appartenente al mondo della nobiltà (nonostante il padre, medico militare di umili origini fosse in seguito diventato nobile), e che potremmo definire come uno “scrittore borghese”, Tolstoj era un nobile di antichissima famiglia, ben fiero di esserlo, ultimo rappresentante della “letteratura nobiliare”.

Fëdor Dostoevskij
Fëdor Dostoevskij

Fu percepito fin da subito come un dilettante, non facendo parte di nessuna corrente, in altre parole non riconducendosi a nessuna etichetta, visto principalmente come proprietario terriero di provincia e come ufficiale (andava alle riunioni letterarie vestito in uniforme militare).

Prendeva le cose molto sul serio, un misto tra ingenuità e genio. Era favorevole all’abolizione dei servi della gleba, ma sosteneva che la Russia dovesse restare un paese agrario, fatto di nobili e contadini. Tutto ciò che andava al di là era male (le città, il denaro, la letteratura stessa), e in questo senso denunciava i mezzi tecnologici e il progresso in generale. Era addirittura contrario che i contadini imparassero a leggere e scrivere: bisognava lasciarli nella loro ignoranza, con le loro canzoni (un’ideologia composita che, volendo attualizzarla, è difficile da schedare sia destra che a sinistra).

Per quanto concerne la produzione letteraria, Tolstoj elaborò uno stile tutto suo, basato essenzialmente su due aspetti:

  • metodo metonimico: descrive le persone e le cose caratterizzandoli con un solo dettaglio, e sembra proprio di vederli questi personaggi, descritti in maniera fisiognomica;
  • metodo dello straniamento: concetto definito dai formalisti russi, consiste nel mostrare cose, eventi, persone, dal punto di vista di qualcuno che non ne capisce il senso comunemente accettato. La cosa viene così descritta in maniera diversa dal solito. Inoltre la riusciamo a percepire con dettagli importanti per l’individuo che sta lì e guarda, dettagli anche non altrettanto importanti da un punto di vista logico. In questo modo si sottolinea anche l’assurdità di ciò che si descrive: le cose hanno un senso solo per quelli che vedono un senso in quelle cose, cioè per chi ci sta dentro.

Leggendo le sue opere si può notare come lo stile letterario del primo Tolstoj resti pressoché lo stesso dall’inizio alla fine, mentre quello di Dostoevskij, volendo instaurare un altro parallelo tra i due letterati, si evolve continuamente nel tempo.

Arthur Shopenhauer, di cui Tolstoj fu grande estimatore
Arthur Shopenhauer, di cui Tolstoj fu grande estimatore

Tolstoj fu autore di romanzi, racconti e opere teatrali, oltre a scritti filosofici da cui si evince una visione assurda della realtà, il regno della menzogna e dell’ipocrisia (grande estimatore del contemporaneo Schopenhauer, la sua è una filosofia che potrebbe condurre al Nirvana grande).

Nello straziante racconto La morte di Ivan Ilič riesce a mettere in scena con una lucidità impressionante la psicologia di un malato terminale, innescando nel lettore una travolgente e sconvolgente immedesimazione (un po’ come avviene – o almeno come è avvenuto al sottoscritto – leggendo Delitto e castigo di Dostoevskij): si entra così nella psiche del protagonista che, uno dopo l’altro, perde tutti i suoi punti di riferimento, pian piano la sua vita si spoglia di ogni significato (per Tolstoj la vita è nulla).

Tra i suoi romanzi più noti Anna Karenina narra le vicende di una donna dell’alta società, moglie di un anziano funzionario, che s’innamora di un giovane, lascia la famiglia e va a vivere con lui, scelta che la condurrà, attraverso un crescente disagio interiore, a stare sempre peggio, ad alienarsi, e infine, come una Madame Bovary, a suicidarsi (qui il suicidio, che Anna mette in atto come punizione per l’amante e rifiuto della società in cui vive, è visto non come negazione e autodistruzione ma, in termini shopenhaueriani, come estrema affermazione di sé).

Il monumentale Guerra e pace, capolavoro indiscusso di Tolstoj, è uno straordinario affresco che vede una sessantina di protagonisti e circa duecento personaggi, ciascuno accuratamente disegnato, per tacere delle indimenticabili scene di guerra, di massa e dello sfondo generale. La campagna napoleonica in Russia del 1812 vi è descritta quasi a ogni livello, vista con gli occhi dello zar Alessandro I e di Napoleone Bonaparte, di comandanti in capo e ufficiali, di semplici soldati, di civili, di circoli di corte e di uomini della strada.

E in questo poteva riuscire solo uno scrittore geniale e impareggiabile come Lev Tolstoj!

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2 pensieri su “Lev Tolstoj: appunti

  1. Bell’articolo. Ma dire che Tolstoj voleva che i contadini rimanessero analfabeti mi sembra esagerato: Tolstoj iniziò ben presto ad organizzare scuole per i figlio dei propri contadini nella sua tenuta di Jasnaja Poljana. Quel che è certo è che Tolstoj aveva un’idea essenzialmente idilliaca del mondo contadino, solo depositario della vera fede e del corretto modo di vivere, in contrapposizione alla società nobiliare corrotta.

    1. Ciao, e grazie per aver lasciato un tuo pensiero su questo articolo. Tolstoj era di nobile famiglia, anzi ha sempre rivendicato la sua estrazione aristocratico-militare. E questa portava inevitabilmente con sé determinate idee conservatrici, che oggi magari difficilmente comprenderemmo. Ma l’ignoranza che Tolstoj auspicava per i contadini della sua Russia sarà forse da intendere, credo, piuttosto come una forma di protezione contro la corruzione che poteva scaturire dall’incontro con una determinata cultura, di matrice europea, che avrebbe “contaminato” quella tradizione contadina, un bene immateriale da custodire e preservare. Ad ogni modo, come spesso accade con i commenti dei lettori, il tuo intervento arricchisce e completa l’articolo, per cui ti ringrazio anche di questo.

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