Questo non è un racconto…


Diderot
Copertina del libro

Ceci n’est pas un conte Madame de La Carlière sono due brevi racconti (anche il primo, a dispetto del titolo, è un racconto!), a parer mio molto edificanti (in particolare il secondo, che reca come sottotitolo “Dell’incongruenza dei giudizi del prossimo sulle nostre azioni private”), scritti da Denis Diderot nel 1772, incentrati sul rapporto tra uomo e donna, e sui giudizi (quasi sempre avventati e a sproposito) della gente («quella moltitudine idiota che ci giudica», per cui cfr. infra) di fronte alle azioni degli amanti, e in generale di qualsiasi uomo.

Ho letto entrambi i racconti in un volumetto del 1994 che li raccoglie (e li traduce in italiano) sotto il titolo Questo non è un racconto, edito da EST (Edizioni Studio Tesi, casa editrice di Pordenone).

Mi compiaccio di riportare qui alcuni passi che hanno attratto maggiormente la mia attenzione per la sorprendente affinità di pensiero che si è instaurata, mentre li leggevo, tra me e il buon Diderot (per correttezza filologica riporto anche le pagine da cui i passi sono tratti, con riferimento all’edizione italiana su menzionata):

Dobbiamo compatire molto i nostri simili, biasimarli con moderazione [p. 16]

(Id est: siamo tutti nella stessa barca!)

Il fatto è che ci si lascia impressionare dalle cose che vengono presentate con un certo apparato e ci si abbandona a una sciocca ammirazione, invece di alzare le spalle e mettersi a ridere… [p. 62]

(In quante circostanze ho pensato esattamente la stessa cosa!)

Denis Diderot
Denis Diderot

A questo punto vorrei pregarvi di distogliere, se ci riuscite, l’attenzione dalla signora de La Carlière per fissarla invece sulla gente, su quella moltitudine idiota che ci giudica, che dispone dell’onore di tutti noi, che può portarci alle stelle, o trascinarci nel fango e che tanto più teniamo in considerazione quanto minori sono la nostra forza e le nostre virtù. Schiavi del pubblico, potreste essere i figli adottivi del tiranno, ma non vedrete mai il quarto giorno delle idi! [p. 63]

(Che pezzo di lirica bravura!)

E Desroches, di tutte queste cose [che la gente gli imputava di non aver tentato per rimediare a una lieve colpa verso la sua amata, la signora de La Carlière], non ne aveva tralasciata una sola; nessuno, però, lo sapeva; ma l’essenziale non è sapere, è parlare. [p. 66]

(È proprio così. È sempre così…)

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