La storia di un luogo attraverso i suoi toponimi


Centro storico Ascea
Centro storico di Ascea

I toponimi, soprattutto nelle loro forme dialettali e ufficiose, possono raccontarci molto sulla storia del luogo in cui abitiamo poiché essi sopravvivono ai cambiamenti del tempo e giungono a noi quasi come una testimonianza archeologica.

Prendiamo ad esempio alcune denominazioni dialettali di strade, quartieri e fondi agricoli di Ascea (dove ho le mie radici), in particolare di Ascea Capoluogo, il più antico nucleo del comune cilentano.

Una stradina nota come arret’a la mura ci dice che anche Ascea aveva la sua cinta muraria, ancora osservabile per un brevissimo tratto.

Del carattere un tempo più largamente agricolo ci parlano toponimi come ’a villa, quartiere di recente urbanizzazione sviluppatosi sul suolo di una ricca proprietà terriera (dal latino villam, “campagna, fondo”); ’a chiusa, termine che indicava un fondo recintato (l’equivalente del closed field inglese) e che oggi è il nome di un quartiere in pieno centro; ’a civarra, altura dove si allevavano maiali o altri animali (civà nel dialetto asceotosignifica “imbeccare”).

Un’area collinare di Ascea che scende verso mare è detta purticiéddu perché la memoria collettiva popolare ha tramandato, attraverso i secoli, la consapevolezza che quell’area insiste sull’insenatura dove sorgeva uno dei porti dell’antica Elea Velia.

Il passaggio del primo cristianesimo è indicato da un toponimo, lauredda, che designa un fondo agricolo fuori dal centro abitato dove verosimilmente si trovava una piccola laura (dal bizantino λαύρα, “monastero, chiostro”), ossia la chiesa in cui si riunivano i membri della comunità.

Venendo alla storia più recente, ’u simafuru è una località a ridosso di Punta del Telegrafo che deve il nome a un edificio usato come punto di osservazione militare nel corso della Seconda Guerra Mondiale (e la torre saracena che caratterizza la scogliera di Ascea Marina è detta Telegrafo perché fu usata per rudimentali avvisi con telegrafi ottici).

Spesso i luoghi ci parlano anche di chi li ha abitati, chissà quando, attraverso toponimi che registrano nomi di persona, mestieri o soprannomi, come ’u pondi ri ’Ndisima, ’u pondi ri ron Girolamu, ’u spiziali, calupiétru, prucìnu.

I Cordi
Località i cordi ad Ascea

L’ultimo toponimo di questa carrellata racconta la storia che preferisco. Un fondo agricolo che digrada verso mare è chiamato ’i cordi poiché qui c’era una teleferica le cui corde, appunto, trasportavano sacchi pieni di grano giù per la costa, fin quasi al livello del mare dove, nei pressi di Fiumicello, modesto corso d’acqua tra Ascea e Pisciotta (Jumiciéddu in asceoto), era situato un mulino. Di quest’ultimo resta ancora il rudere, mentre ormai solo le generazioni più anziane ricordano la teleferica.

Ma a ricordare per sempre alle nuove generazioni quello che fu ci penseranno questi toponimi dialettali che, anche attraverso una segnaletica che reca la doppia denominazione (come ha già fatto il Comune di Ascea), sono un patrimonio prezioso da custodire e salvaguardare, come tanti monumenti immateriali alla storia di un luogo.


Articolo pubblicato su «Il Pensiero Libero», Anno V – N. 5 (Maggio 2014), p. 9
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